29 febbraio 2012

Tassa turismo in tutti i comuni, albergatori insorgono

ROMA, 17 FEB – Levata di scudi degli albergatori contro l'ipotesi che, nel decreto sulle Semplificazioni fiscali al quale il governo starebbe lavorando, possa essere attribuita a tutti i Comuni la possibilita' di istituire l'imposta di soggiorno da applicare ai turisti. La novita', che potrebbe essere inserita nel testo del decreto che approderebbe venerdi' prossimo al Consiglio dei Ministri, prevedrebbe che a decidere siano i sindaci e punterebbe a trasformare gli albergatori in sostituti d'imposta per questo tributo: in pratica dovrebbero incassare e riversare la nuova imposta.La notizia e' piombata come un macigno sugli operatori del mondo del turismo, che sono a Milano perche' in corso la Bit.''Siamo sbalorditi e senza parole'', commenta a caldo all'ANSA il presidente di Federalberghi-Confcommercio, Bernabo' Bocca. ''Da un lato – osserva – si parla di raddoppiare il Pil del turismo dal 10 al 18%, contestualmente si da' la possibilita' a tutti i Comuni di applicare la tassa di soggiorno senza un regolamento nazionale che possa vincolare nella quantita' e nella finalita' del gettito ricavato della tassa e soprattutto dicendo che gli alberghi sono sostituti d'imposta, dunque responsabili nei confronti dell'erario. Non credo che questo sia un gesto propedeutico allo sviluppo del settore e all'ambizione di voler raddoppiare il Pil: certo non lo si raddoppia mettendo ulteriori tasse''.''Non e' vero, poi, – aggiunge Bocca – che la tassa di soggiorno la paga il turista: un conto e' introdurre una tassa da 1 euro, ma poiche' i primi esempi di tassa introdotta in alcune citta' sono di 8 euro, gli alberghi, per non uscire dal mercato, sono costretti a includere la tassa nel prezzo di vendita e quindi ad assumersi questo onere''.Per presidente di Federturismo-Confindustria, Renzo Iorio, membro del consiglio direttivo di Aica, l'Associazione italiana catene alberghiere, questa tassa di soggiorno, cosi' come concepita, e' iniqua perche' colpisce solo gli alberghi e l'attrattivita' di una destinazione. ''Abbiamo proposto – aggiunge – una sorta di city tax spalmata su tutte le imprese del turismo e abbiamo calcolato che lo stesso gettito si otterrebbe con l'1,1% di aliquota. Oggi, a Roma, la tassa di soggiorno incide sul 6-8% del prezzo di una camera d'albergo''. ''Roma – osserva ancora Iorio – e' l'unica citta' che nel 2011 ha segnato una stabilita' se non leggero decremento di presenze in alberghi; nelle altre citta' incrementi ci sono stati, piu' o meno forti. Dunque la capitale, che ha introdotto la tassa soggiorno dal 1 gennaio 2011, e' stata penalizzata''.Per Federturismo la tassa di soggiorno ''e' una tassa iniqua, ribadiamo la nostra contrarieta'. Abbiamo chiesto incontro urgente a ministro Gnudi – prosegue Iorio – per affrontare il tema, e' importante che tutto il mondo dell'impresa sia cosciente dei rischi e prenda posizione. Se questi soldi servono, bisogna avere il coraggio di dire che devono pagarla tutte le imprese del turismo: dai ristoranti, ai musei, agli ostelli, ai bar; se si vuole lasciare la tassa di soggiorno serve una normativa chiara sul fatto che il gettito vada a salvaguardia territori e non a coprire buchi bilancio''. Critiche unanimi dalle organizzazioni di settore: ''Un macroscopico segnale di disattenzione che il settore del turismo riceve in una fase gia' pesantemente critica'', afferma Confcommercio, che rileva l'effetto negativo dell'applicazione anche ai turisti stranieri del limite di 1.000 euro per pagamenti in contanti, ''decisione che non ha uguali in tutta Europa''. ''Non abbiamo piu' voce per ribadire il nostro no deciso alla tassa di soggiorno. La tassa di soggiorno – dice Assohotel Confesercenti – rischia di essere il colpo di grazia al settore alberghiero e quindi all'intero sistema turistico italiano''. ''La tassa di soggiorno – taglia corto la Fipe – e' sbagliata nel principio, oltre che nei fatti, perche' alimenta inflazione e allontana i turisti.Usa l'ironia, invece, il presidente della Fipe, Lino Stoppani: ''Come si fa a definire il turismo 'il petrolio dell'Italia, a considerarlo il volano dell'economia, a sperare che il suo peso sul Pil passi dal 13 al 20% e poi pensare di estendere la tassa di soggiorno a tutti i Comuni?''.