10 novembre 2011

Studio Ue esamina scenari 22 località per il turismo alpino

BRUXELLES, 7 NOV – Dalla Francia alla Slovenia, passando per Italia, Austria, Germania e Svizzera: sono questi i paesi dell'arco alpino in cui 22 localita' hanno partecipato al progetto ClimAlpTour, finanziato dall'Ue. Obiettivo dello studio europeo: analizzare gli effetti dei cambiamenti climatici sul turismo della regione alpina, per sviluppare le capacita' per rispondere alle nuove sfide. Sebbene esistano eccezioni, in generale le temperature delle Alpi sono aumentate mediamente di quasi il doppio rispetto a quelle globali. Il risultato piu' evidente e' che in un futuro non troppo lontano, fra il 2030 e il 2050, non si potra' piu' contare troppo sulla stagione invernale e sullo sci in particolare come risorsa economica, specialmente alle quote piu' basse.''Le Alpi sono una regione estremamente vulnerabile rispetto ai cambiamenti climatici, con modifiche piu' evidenti rispetto ad altre zone del Pianeta'' spiega Stefano Balbi, ricercatore dell'Universita' Ca' Foscari di Venezia in economia ambientale, che ha seguito il progetto anche come referente del Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC). ''Per questo – aggiunge Balbi – si parla delle Alpi come di un indicatore utile per anticipare le tendenze del fenomeno a livello globale''. La regione alpina e' comunque molto vasta e gli effetti dei cambiamenti climatici variano molto da un posto all'altro''. Lo studio Ue ha quindi esaminato differenti contesti, con localita' ad altitudini diverse, dagli 800 metri ad oltre 1.500 metri. Il settore turistico gioca un ruolo economico e sociale importante nell'arco alpino: secondo i dati dell'organizzazione mondiale del turismo ogni anno visitano la regione oltre 100 milioni di persone e gli sport invernali rappresentano la principale attrazione turistica e un'importante fonte di guadagno. Secondo l'agenzia europea dell'ambiente, l'industria legata la turismo invernale genera quasi 50 miliardi di euro di fatturato annuo e offre fra il 10% e il 12% di posti di lavoro della regione. Il turismo di montagna pero' e' strettamente legato alle condizioni climatiche, ecco perche' molti impianti rischiano di fallire e solo le strutture di alta quota (sopra i 1.500 metri) potranno ancora garantire la pratica degli sport invernali.