10 novembre 2011

Studio Ue, Alpi prossima meta turismo anche senza neve

BRUXELLES, 7 NOV – Meno neve d'inverno, difficolta' con le risorse idriche d'estate: sono questi due elementi chiave dei possibili scenari futuri dei territori alpini, a causa dei cambiamenti climatici. Uno studio Ue, Climalptour, affronta le difficolta' create a residenti, turisti e attivita' economiche in 22 aree pilota sulle Alpi, dalla Francia alla Slovenia. Secondo lo studio, ''il turismo alpino deve essere ripensato e sia le istituzioni pubbliche che gli operatori privati devono affrontare la sfida di una nuova idea di turismo, in grado di guardare oltre la proposta tradizionale di sport invernali e altre attivita' tipicamente alpine''.Il turismo invernale dovra' affrontare quindi la sfida della prevista diminuzione di neve e di ghiaccio. Gia' oggi 57 delle 666 principali localita' sciistiche delle Alpi sono considerate non affidabili rispetto alla disponibilita' di neve. Per le altre, godranno di una minore competizione. Per Stefano Balbi, ricercatore dell'Universita' Ca' Foscari di Venezia, che ha seguito il progetto anche come referente del Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC), i futuri scenari potrebbero creare nuove opportunita' nel settore del turismo, allungando di fatto la stagione estiva. Allo stesso tempo pero' le siccita' e la crescente pressione sulla 'risorsa acqua' saranno un fenomeno piu' comune d'estate anche nelle Alpi, considerato fino ad oggi il ''serbatoio d'Europa''. ''Secondo gli scenari – aggiunge l'esperto – ci saranno maggiori precipitazioni di carattere piovoso in autunno e inverno, ma le estati saranno piu' tendenti alla siccita'''.Negli ultimi decenni, non solo la domanda di turismo alpino e' diminuita, ma anche la durata media dei soggiorni si e' ridotta. Per molte destinazioni poi si parla di saturazione del mercato. Applicando alcuni modelli climatici e ipotizzando diverse strategie di adattamento, il risultato dell'analisi di ClimAlptour non e' mai uguale da un posto all'altro, ma il filo rosso e' sempre quello: bisogna ripensare il modello tradizionale del turismo in montagna. ''E' evidente a tutti – spiega Balbi – come una strategia di cosiddetto 'sci intensivo', sulla quale molti riponevano grandi aspettative, non rappresenti la risposta''. Uno dei motivi e' che la soluzione piu' adottata in caso di assenza di neve naturale e' l'uso di quella artificiale ''i cui costi stanno lievitando – afferma l'esperto – a causa dei prezzi dell'energia, ma anche dell'importanza della risorsa idrica, destinata a diventare sempre meno scontata''. Secondo lo studio infatti ''i macchinari per produrre neve artificiale e le altre tecnologie da lungo tempo utilizzate con successo potrebbero non essere piu' efficaci per prevenire la mancanza di neve''.